James Beckett
‘Living Registration’February 3 - March 24 2007
La galleria T293 è lieta di presentare la mostra personale di James Beckett (Harare, Zimbabwe, 1977). Le opere esposte appartengono ad un più ampio corpus presentato di recente nello spazio BüroFriedrich di Berlino. Beckett si sofferma sul momento in cui la storia individuale e quella dei nostri sistemi di rappresentazione coincidono. L’uso dell’informazione e la sua trasposizione in un sistema alieno – acustico o visivo – rappresentano il tentativo di testare il potenziale di reggere le informazioni da parte di vari linguaggi. In tal senso il lavoro di Beckett può essere inteso come una moderna interpretazione della Patafisica di Alfred Jarry, una parodia ottocentesca della teoria e dei metodi della scienza moderna che spesso sviluppa un linguaggio molto preciso ma privo di significato. Misurare la superficie di Dio – per esempio – era uno dei progetti della Patafisica. Beckett presenta una grottesca storia della standardizzazione attraverso un linguaggio personale fatto di registrazioni piene di propositi ma prive di funzionalità: un ibrido tra i codici Braille e Morse per l’interpretazione del vociare nel bar attiguo alla galleria viene costantemente registrato da un grande plotter. Un secondo intervento consiste in cinque cravatte confezionate con il personale “Taran” di Beckett, prodotto e registrato in Scozia. Il tessuto scozzese si è sviluppato nel corso dei secoli, rappresentando i distretti, le famiglie e i clan, e funzionando come una sorta di indice. Per il suo “Taran” l’artista ha utilizzato la tavola dei risultati della digestione di William Beaumont (1785-1853), padre della fisiologia gastrica, e ha tradotto le sue scoperte in immagine, trasformando le abitudini dello stomaco in campioni tessuto. In una serie di disegni Beckett usa il linguaggio grafico per presentare un prospetto sulle misure di bambini, ponti e fuochi domestici. Lo sviluppo di un profilo richiede la riduzione del materiale di partenza all’assoluto mediante l’applicazione di una media costante: “in ogni forma di comunicazione si è rivolti a cercare il mezzo migliore di rappresentazione, un mezzo di descrizione, che inevitabilmente diventa un filtro. L’informazione è appiattita e esaurita dalla proporzione, persa nella mancanza di risoluzione.”
Con il contributo dell’Ambasciata dei Paesi Bassi a Roma.
T293 is pleased to present a solo exhibition of South-African artist James Beckett. The works on display are part of a wider corpus of works recently presented at BüroFriedrich in Berlin. Beckett lingers on the moment in which our personal history and the history of our representation systems coincide. The use of information and its transposition in an alien system – acoustic or visual – represent the attempt to test the information carrying potential of different languages. In that sense, Beckett’s work can be seen as a modern interpretation of Alfred Jarry’s pataphysics, an 18th century parody of the theory and methods of modern science which often develops a very specific language without any meaning. Measuring the surface of God – for example – was a pataphysical project. Beckett presents a grotesque story about standardisation in a personal language consisting of recordings full of intentions, but without any functional character: the interpretation of the gossiping in the bar next door to the gallery, constantly recorded by a big plotter, is a hybrid between the Braille and Morse codes. A second intervention consists of five ties made of Beckett’s personal “Tartan”, produced and registered in Scotland. This Scottish fabric has developed over the centuries and represents districts, families and clans and it acts as a sort of index. For his own “Tartan” the artist has taken the digestive results of the experiments of William Beaumont (1785-1853), the founding father of gastric physiology and translated his discoveries into an image, transforming the stomach’s habits in fabric samples. In a series of drawings Beckett uses the graphic language to present a view on children’s measures, bridges and domestic fires. A profile development requires the complete reduction of the starting material by applying a constant average.

