t twoninethree

·
Chase Palmer – Operating from an Insanely Crowded Room
January 22 - February 25, 2022
T293 Rome
T293 - Chase Palmer – Operating from an Insanely Crowded Room - 1
T293 - Chase Palmer – Operating from an Insanely Crowded Room - 1
T293 - Chase Palmer – Operating from an Insanely Crowded Room - 1
T293 - Chase Palmer – Operating from an Insanely Crowded Room - 1
T293 - Chase Palmer – Operating from an Insanely Crowded Room - 1
T293 - Chase Palmer – Operating from an Insanely Crowded Room - 1

L’artista presenta una nuova serie di dipinti ad olio in cui inserisce figure in atteggiamento di competizione all’interno di un’ambiente di lavoro ambiguo e iperattivo. Con influenze che vanno dal movimento della Nuova Oggettività del XX secolo all’architettura neo-futurista, Palmer sfida la mente dello spettatore creando ambienti manipolati e caotici, basandosi su dicotomie quali funzione contro disfunzione, conformismo contro disputa, uomo contro oggetto, libertà contro vincolo.

Considerando lo scopo funzionale degli spazi di lavoro come luogo di invenzione e disorientamento, l’artista procede quindi al loro smantellamento.
In ogni opera della serie molte delle figure indossano uniformi: camicie bianche strette da cravatte. Un abito incompleto che suggerisce una moda poco ideale, ma al tempo stesso uniforme da lavoro accettabile. Questi gruppi di figure spesso cospirano e si arrampicano competitivamente uno sopra l’altro, intenti a svolgere le loro misteriose mansioni. I soggetti raffigurati sono per molti versi wannabes, arrampicatori sociali e yuppies. Con un trucco pittorico l’artista rende questo ambiente, che dovrebbe risultare serio, un luogo divertente in cui i soggetti sono raffigurati come ridicoli e i loro ideali senza senso.

Quando il designer Robert Propst ha lanciato il primo ambiente cubico nel 1967 con il nome di “Action Office”, è diventato in breve un’area di lavoro privata e personale di circa mezzo metro quadrato. La qualità isolante dell’ambiente si presta non solo agli spazi degli uffici, ma anche agli studi di artisti. L’esperienza della creazione di opere d’arte che dovrebbe essere bohémien, si scontra con uno studio contenuto in un cubicolo. L’artista vede questo spazio come un surrogato di un essere umano inscatolato, un primo approccio per vedere l’impianto architettonico di ogni opera non solo come una struttura, ma come un ecosistema di barriere ed estetiche disponibili per la creazione.

L’opera All Over the Note Taking Racetrack è costituita da due lavoratori che cospirano attorno un taccuino colmo di scarabocchi e impronte digitali. Una figura ha un aspetto gioioso, simile a una maschera, l’altra mostra un’aria da ragazzo, che ricorda un personaggio di Norman Rockwell. Il lavoro intitolato Tinkering Tantrum Report ha a che fare con una nefasta dinamica di potere tra lavoratori. Active Stance descrive una forma di movimento che ambisce ad una frenetica produttività pur suggerendone l’opposto. Le figure sembrano regredire dal loro ambiente professionale verso un misto di movimenti infantili di suzione e languide posizioni sospese, mentre l’immagine si svolge in un tradizionale ambiente a cubicolo. Nell’opera più grande, Property Branch Division Center, il contesto istituzionale è più vasto, aperto e tuttavia meno comprensibile. I vari piani e i gradini gerarchici si moltiplicano in un paesaggio lavorativo senza orizzonte. La prospettiva è impossibile. Lo stesso spazio è una sovra-costruzione con un eccesso di lavoratori che fluttuano al suo interno.

Durante la creazione di queste immagini, l’artista assume il ruolo di un narratore poco affidabile. Usando la pittura, il mezzo tradizionale per raffigurare sia il mondo naturale che quello delle storie quotidiane, l’artista crea un insieme di linguaggi pittorici discordanti che fanno eco alla manipolazione della realtà vissuta attraverso elementi come pubblicità romanzate e propaganda. Ogni dipinto è un universo logico suggerito a cui lo spettatore può credere o non credere. Le infrastrutture intrinseche hanno la capacità di sgretolarsi e le immagini di Chase Palmer si manifestano sempre nel loro punto di rottura: ogni immagine è il modo dell’artista di protestare contro un modo preconcetto di pensare.