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29 September - 30 October, 2018
T293 - Claire Fontaine – Tutto è comune - 1
T293 - Claire Fontaine – Tutto è comune - 1
T293 - Claire Fontaine – Tutto è comune - 1
T293 - Claire Fontaine – Tutto è comune - 1
T293 - Claire Fontaine – Tutto è comune - 1
T293 - Claire Fontaine – Tutto è comune - 1

Tutto è comune è una meditazione visiva sull’orrore del presente e i suoi sistemi di dissimulazione. Comune è al tempo stesso ciò che si incontra di frequente e non ha nulla di eccezionale e ciò che può essere condiviso e in quanto tale costituisce il tessuto stesso delle nostre vite. Opponendosi all’idea dello straordinario e dell’“interessante” come soggetto naturale dell’arte contemporanea Claire Fontaine si riallaccia alla tradizione del ready-made e propone un insieme di opere legate dalla preoccupazione di dar senso al nostro mondo frammentario, in cui la solitudine tecnologica domina sulla realtà materiale del contatto umano.

Untitled (Naked after beating) e Untitled (They sexually harass and torture then photograph and publish) sono due light-box che riprendono l’estetica pubblicitaria di aeroporti e centri commerciali ma presentano due immagini trafugate dalle prigioni yemenite in cui i detenuti denunciano per iscritto e tramite incredibili disegni i soprusi cui sono sottoposti. Le fotografie appaiono smagliate da un reticolo di fratture e ci restituiscono ingrandita un’esperienza tipicamente contemporanea: quella dell’osservazione del mondo attraverso uno schermo di telefono rotto. La scultura Evil/Good rappresenta il familiare logo di Apple senza il morso mancante della mela. L’opera si riferisce a un ipotetico tempo prima del peccato originale in cui il male e il bene potevano essere riconosciuti come tali senza rischio di errore e confusione. La tecnologia oggi è l’esempio più flagrante di questo impossibile manicheismo perché permette all’umanità tanto le migliori quanto le peggiori cose.

Postcard rack #metoo (Olympia) è un ready-made che evoca l’estetica delle librerie dei musei e offre al pubblico delle cartoline in distribuzione libera che riproducono il celebre e controverso quadro di Manet con l’aggiunta del “tag” #metoo. L’opera spinge il visitatore a mettere in discussione l’intera banca dati della storia dell’arte e in particolare della pittura, che essendo stata costruita in una prospettiva esclusivamente patriarcale risulta altamente problematica. Olympia è uno dei rari quadri del diciannovesimo secolo in cui l’immagine del nudo femminile guarda direttamente lo spettatore con un’aria di sfida e malizia. La frase #metoo ovviamente partecipa all’ambiguità del dipinto in cui la cameriera nera è anch’essa sottoposta al dominio patriarcale, razziale ed economico; la frase appartiene tanto alla prostituta bianca che alla fantesca che regge i fiori.

News floor (Il Manifesto) è un’installazione site-specific realizzata qui con copie del quotidiano Il Manifesto; il pavimento coperto di giornali trasforma il white cube in uno spazio in cui le opere “galleggiano” su parole scritte come se dei lavori di ridipintura o di restauro fossero in corso nello spazio espositivo. Il gesto dell’artista sottintende anche che il valore d’uso della stampa cartacea è in crisi e che la libertà d’espressione è sempre meno garantita.

In occasione del cinquantesimo anniversario del ’68 Claire Fontaine ha rivisitato alcuni dei classici poster che furono stampati allora nell’atelier dell’Accademia di Belle Arti di Parigi. Includendo le imperfezioni esistenti delle serigrafie originali in quelle di loro produzione, l’artista ha creato dei détournement che declinano i temi dell’oppressione dell’epoca tradotti al tempo dei social media.