T293

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Claire Fontaine‘Pretend to be dead’
7 February - 19 March 2015
T293 Rome

Pretend to be dead è una mostra che sviluppa su vari piani, talvolta paralleli, talvolta sovrapposti, diverse investigazioni materiali e concettuali. Il titolo si riferisce a una forma di difesa passiva che alcuni animali adottano contro i predatori e che permette loro, appunto simulando la morte, di conservare la vita. Le strategie di sopravvivenza, la violenza presente nello spazio e nei rapporti interpersonali sono il filo che collega tutte le opere.

Untitled (Study for Toilet Snorkel/US patent) è un’opera ispirata dall’illustrazione di un brevetto americano del 1982 per un dispositivo che permette di sopravvivere in uno spazio invaso dal fumo respirando con una cannula l’aria che si trova nel condotto del water; è una chiara metafora di come talvolta per sopravvivere si debba cercare salvezza nei luoghi meno probabili e all’apparenza più tossici. Gli Untitled (Fresh Monochromes), monocromi dalla pittura eternamente fresca, sono realizzati con una vernice anti-invasione che non si asciuga e che si applica su muri e cancelli per marchiare il ladro o l’intruso potenziale con un segno che materializza sul suo corpo le intenzioni colpevoli. La scelta di usare questo tipo di pittura sulle tele le trasforma in oggetti potenzialmente aggressivi per lo spettatore ipotecando la domesticità che fa dei dipinti su tela le opere d’arte più semplici con cui convivere nel quotidiano. I colori delle tele sono per altro determinati dalle sole tre tinte esistenti sul mercato. Le Untitled (Begging painting) sono invece degli elaborati monocromi le cui tele sono state tirate su delle calamite piatte che con la loro forza mantengono attaccate delle monete di pochi centesimi, solidali della materia solo grazie al puro potere dell’attrazione magnetica.

Black Whale si confronta ironicamente ma con passione alla pittura di grande formato riprendendo l’immagine di una balena che adornava una vecchia edizione di Moby Dick. Lo spruzzo riprodotto sulla superficie pittorica fa eco alla liquidità di altri elementi presenti nella mostra come Untitled (M. Skinny Legs), un tubo comunemente utilizzato per la discesa delle acque piovane, dipinto nella sua parte alta con la pittura anti-invasione. La scultura si riferisce nel titolo alla canzone inglese Incy Wincy Spider che narra la storia di un ragno che si arrampica su per il tubo della grondaia, è spinto fuori dalla pioggia, ma risale quando il sole splende di nuovo. La ciclicità di questi flussi è però qui incarnata dalla violenza che si nasconde nelle intercapedini: all’interno del tubo è nascosto un coltello accessibile dalla piccola botola. Un’altra botola che non si apre poiché le sue ante sono state saldate, Untitled (Trap), è installata su un muro della galleria e materializza uno spazio esterno immaginario e inaccessibile, che ha il gusto umido delle cantine cui di solito queste porte permettono di accedere. Untitled (Money Trap) è invece una scultura che si riferisce nel titolo e nel principio a una trappola per le scimmie, si tratta di una cassaforte su cui è stato praticato un foro che permette ad una mano di introdurvisi ma non di uscire con un pugno chiuso eventualmente stringendo qualcosa. L’opera parla dei rischi dell’avidità ma anche della fragilità dei dispositivi che dovrebbero proteggerci, come la cassaforte che è unanimemente vista come un simbolo d’inespugnabilità.

Untitled (Rotary Spike, Noir Profond/ Blanc/Rouge Pouilly/Vert Ramin) è una scultura fabbricata a partire da un dispositivo di sicurezza da installare sulla sommità di muri e recinzioni per impedire ad intrusi di penetrare in una proprietà, anch’esso un elemento di difesa, comunemente utilizzato negli spazi esterni, si trova deterritorializzato nel cubo bianco dello spazio espositivo e dipinto di colori gioiosi che ne camuffano la natura e lo fanno ironicamente somigliare ad una decorazione festiva. Un altro ready-made Untitled (Parking Bay) è costituito da un arco metallico con due catene per parcheggiare i carrelli che come una triste coppia pendono vuote, ricordando la miseria degli spazi commerciali deserti. Untitled (Stalemate) è una scacchiera appesa al muro su cui i pezzi sono stati avvitati in una posizione di eterno scacco matto. 

I due video Untitled (You can cut anyone) e Untitled (Why your psychology sucks) hanno per protagonista un’attrice che normalmente realizza video promozionali e pubblicitari, i loro testi riprendono fedelmente due messaggi di un discutibile guru del self-help su come sbarazzarsi delle persone tossiche e su come uscire della depressione. La filosofia che costituisce l’impalcatura di questi consigli (a metà strada tra tecniche di sopravvivenza, auto-difesa e individualismo selvaggio) è unicamente improntata al produttivismo e al darwinismo sociale ma, in modo inquietante, contiene anche alcune verità. Esiste poi una costellazione femminista all’interno dalla mostra: Untitled (We are all clitoridian women) fa parte della serie di opere intitolate We are all in cui la frase da cui l’opera prende il titolo è dipinta con uno stencil su una fedele riproduzione di una delle iconiche Marilyn di Warhol. L’opera si vuole un omaggio a Carla Lonzi che fu la prima a teorizzare in modo positivo e non patologizzante il concetto di donna clitoridea. Tre Brickbats sono tratte da tre edizioni originali dei libri della casa editrice di Lonzi, Rivolta Femminile. Le brickbats sono sculture composte di mattoni e di immagini di copertine di libri il cui dorso è stato modificato per adattarsi allo spessore del mattone – il che rende ogni libro pietrificato della stessa taglia e dello stesso peso di qualunque altro. La brickbat in inglese è un oggetto – spesso una pietra – avvolto da un messaggio di minaccia da lanciare attraverso il vetro di una finestra come ultimo minaccioso avvertimento.

Il light-box Untitled (Pubblicità, pubblicità) è una citazione ed un omaggio all’artista francese Philippe Thomas che creò nel 1987 l’agenzia per la cessione dei diritti d’autore e della firma su opere d’arte chiamata Readymades belong to everyone. Pubblicità, pubblicità è un poster concepito dall’artista come una promozione della propria sparizione in quanto autore e dell’arrivo degli acquirenti come nuovi protagonisti della storia dell’arte. Claire Fontaine presenta una riproduzione della versione originale affiancata dal suo détournement che riscrive il testo in chiave femminista e presenta l’arrivo di una singolarità femminile liberata sul piano della storia dell’arte – e della storia in generale – come unica soluzione alla soggettività ready-made che oramai ci circonda.

T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1
T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1
T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1
T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1
T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1
T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1
T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1
T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1
T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1
T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1
T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1
T293 - Claire Fontaine – ‘Pretend to be dead’ - 1