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16 February - 14 March 2019
T293 Rome
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1
T293 - Cuoghi Corsello – MCCC - 1

T293 presenta una mostra-racconto che narra la sensibilità sviluppata nel lungo percorso artistico di Cuoghi Corsello, duo artistico formato da Monica Cuoghi (Mantova, 1965) e Claudio Corsello (Bologna, 1964), attivo nel capoluogo emiliano da più di trent’anni. Il loro sodalizio artistico germina tra le aule dell’Accademia delle Belle Arti di Bologna nella seconda metà degli anni ’80. Attingendo dal mondo del reale, della vita, della musica, del costume e della comunicazione, danno vita ad una pratica artistico-concettuale che costituisce un unicum nel panorama dell’arte contemporanea internazionale. La mostra a Roma è un viaggio immaginario attraverso mondi misteriosi, sentieri enigmatici e storie paradossali; si dipana come un fil rouge che accompagna lo spettatore nel poetico mondo dei due artisti attraverso la presentazione di composizioni del passato e lavori più recenti. Il racconto parte dai luoghi occupati da Cuoghi Corsello negli anni e che sono allo stesso tempo loro casa, atelier e museo, rappresentazione di un concetto ideologico, di un atto artistico di riappropriazione dello spazio della città, del quale prendersi cura e in cui coltivare la bellezza.

Sala Conferenza, 2002 è una grande installazione di sedie della sala conferenze della FIAT, la terza delle fabbriche occupate (2001 – 2005), e rappresenta il nucleo centrale del racconto. Le sedie composte e ricomposte, come tutto il resto degli oggetti presenti nei vasti spazi, formano curve, disegni e prospettive sempre differenti, intersecandosi e a volte accomunandosi con gli altri oggetti. Altro spostamento avviene con Quadrupede divelto, 2015 che, dopo alcune peripezie e alterazioni, ritrova in galleria nuova vita e rinasce a partire dalla lacerazione di una parte della moquette avvenuta durante una mostra. Queste presenze si animano con il tempo interpretando ruoli e avventure e, ispessendosi, diventano più potenti, archetipi muti o parlanti che vanno a comporre lavori inediti. L’uso degli oggetti è un bisogno che gli artisti manifestano sin dal principio: non vi è una vera distinzione o separazione tra quelli trovati, quelli commissionati ad artigiani, quelli artefatti, ognuno ha uno spirito proprio che s’inserisce in dialoghi con gli altri. Nel loro crogiolo, gli oggetti raccontano equilibri e rapporti come fiabe che mutano nel tempo per rimanere vive. Vestito stagionato all’aperto per 8 anni, 2014, è un abito, comprato per la sua bellezza ma mai indossato, lasciato all’esterno come testimone di un’assenza corporea, protesi orfana del suo ospite che vive l’accidentalità del tempo e degli eventi meteorologici.

Pinocchio, 1996-2001 è un’opera nata a Cime Tempestose, la seconda fabbrica occupata, che ha trovato la sistemazione ideale nel 2001 alla FIAT. Si tratta di una piccola scultura di plastica raffigurante Pinocchio che tiene in braccio un gattino, insieme naufraghi. Posto al centro di un box per bambini anni ‘70 con la rete intorno che sostiene due remi in essa incastrati, Pinocchio ha uno sguardo combattuto tra lo smarrimento e la fiducia di salvare se stesso e il gattino.

Uncino, 2018 è lavoro più recente, formato da tubi di neon rotti, fatti saldare e rivivere con il gas nobile Argon. L’alternanza tra passato e presente, così come tra la freddezza compositiva e il calore espressivo, appaiono decantare in un’unica forma.
Salvare pezzi, assemblarli, conferendo loro altra vita, prelevare lo scarto e comporre diverse scene per esso, sono da sempre azioni fondamentali e necessarie che caratterizzano la poetica dei due artisti. E così Mutandine, 2016 e Quadrupede astratto, 2016 sono due dipinti su moquette per alberghi trasformati in collage, per dare senso della materialità astratta della pittura che si posa su decorazioni pensate originariamente per altro.