T293

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Dan Rees“They Don’t Make Them Like This Anymore”
October 8 – November 14 2009

Dan Rees espone in galleria i risultati di una nuova fase di ricerca che si è sviluppata nel corso dell’ultimo anno. Il progetto intitolato “They Don’t Make Them Like This Anymore” è incentrato sul rapporto tra l’Arte Concettuale ed un fare più legato alla manualità. In maniera piuttosto distaccata, il giovane artista gallese si confronta con metodi pittorici e scultorei che rimandano in questo caso alla pittura e alla scultura dell’Arte Informale. La ricerca di Dan Rees si è distinta sin dagli esordi all’interno del panorama artistico internazionale per sua attitudine a mescolare memorie private con la storia dell’arte attraverso un approccio non privo di ironia e umorismo.

Da una conversazione avvenuta via e-mail tra T293 e Dan Rees iniziata il 16 novembre 2009 e che si concluderà il 26 novembre 2009.

Il tuo progetto per questa mostra si focalizza in maniera specifica sulla pittura e sulla scultura esplorando metodi classici di esecuzione così come stili più tradizionali. Da dove nasce questa tua idea?

Avevo intenzione di trasformare un po’ le cose rispetto a ciò che ho fatto in precedenza e lavorare in un modo non immediatamente riconoscibile come Arte Concettuale. Sarà  interessante usare ciò che appare in un modo e solo dopo un po’ inizia ad essere evidente un legame con uno stile e un’attitudine concettuale.

La forma dei tuoi lavori è simile a quella di un paesaggio che si delinea come una combinazione indefinita di memorie private ed immagini del mondo dell’arte. Come si rapporta questo con il processo compositivo?

Si tratta di una mia incertezza imperante; come prendere decisioni laddove tutto è arbitrario. I lavori esposti mostreranno apertamente di essere stati fatti sul momento, i dipinti, per esempio, sono responsabili della loro stessa composizione. Farò tutto il lavoro in galleria qualche giorno prima della mostra, definire in anticipo le cose in studio vorrebbe dire mancare l’obiettivo, esporre il processo e le prove che ho fatto nel tentativo di raggiungerlo è per me l’aspetto più interessante.

Qual è il tuo approccio nei confronti del nuovo spazio espositivo della galleria e quanto è importante focalizzarti su un luogo specifico o città?

È sempre molto importante ma più in senso pratico. Non sono tanto interessato a sviluppare consapevolmente la mia ricerca a partire dal fatto che tutto ciò che è legato a un luogo da cui non provengo debba per forza essere esotico o interessante. Per la mostra farò questi dipinti che sono site specific, e non esisteranno più quando la mostra terminerà, il che mi piace perché rimanda all’installazione dei film in 16 mm che ho realizzato per l’ultima mostra con voi.

Da dove viene il titolo ’They Don’t Make Them like This Anymore’?

“Pazzesco, il Cristiano in Christian Dior,
Maledizione, non le fanno più come prima,
Ve lo chiedo perchè non sono sicuro,
Qualcuno fa ancora merda vera?” (Kanye West)

Il titolo è una specie di scherzo che ha a che fare con la volontà di trovare un nuovo stile, ripensando al passato e magari chiedendomi se qualcosa è andato perduto. In modo particolare pensavo all’Arte Concettuale e non voler rimanere attaccato ad un’estetica ad essa associata.

Forse percepisci l’Arte Concettuale come un qualcosa di limitante?
Lavorare in maniera concettuale dovrebbe garantire la libertà di usare ogni mezzo o criterio; ovviamente seguire troppo da vicino un periodo potrebbe essere una sorta di paradosso. Ho sempre voluto mantenere una certa distanza e giocare con gli stili, per esempio lavori come il video della partita di ping pong o ‘Black and White things in a Black and White’ sono molto convenzionali in termini di estetica concettuale, ma spero che si tratti di una strategia aperta e abbastanza consapevole da indirizzare la natura arbitraria delle loro forme.

Quale è la relazione di questo progetto con un’idea di riproducibilità come parte di una serie e al tempo stesso con quella di lavoro site specific?

Sarà impossibile rimuovere i dipinti dal muro o riprodurli esattamente. Posso solo ripetere il processo, che è ciò che mi interessa del progetto, per loro natura sono unici e si relazionano direttamente allo spazio dove sono appesi, il che li rende in qualche modo speciali mentre il gesto rimane molto semplice.

 

 

T293 - Dan Rees – “They Don’t Make Them Like This Anymore” - 1
T293 - Dan Rees – “They Don’t Make Them Like This Anymore” - 1
T293 - Dan Rees – “They Don’t Make Them Like This Anymore” - 1
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T293 - Dan Rees – “They Don’t Make Them Like This Anymore” - 1
T293 - Dan Rees – “They Don’t Make Them Like This Anymore” - 1
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T293 - Dan Rees – “They Don’t Make Them Like This Anymore” - 1
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