T293

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Lungo l’intervallo tra due luoghi e durante il tempo impiegato per coprire tale distanza, da un posto all’altro, da un’origine ad un punto d’arrivo, le caratteristiche estetiche di cui si è circondati saranno sempre ed inevitabilmente modificate dalle circostanze. La percezione di queste definisce la propria realtà soggettiva, il proprio immaginario personale.

La galleria T293 con sede a Roma e Napoli, ospite in residenza per un mese presso lo spazio di Sadie Coles in South Audley Street 69 a Londra, presenta un serie di opere che testimoniano l’ idea di spostamento e dislocazione di frammenti sottoposti a processi che li trasformano in qualcosa di nuovo.

Elementi naturali, tempo e geografia svolgono un ruolo chiave nel lavoro di Sam Falls. Le opere in mostra, realizzate con fronde di palma, nascono dal suo ininterrotto interesse nel coniugare i processi meccanizzati della fotografia e dell’incisione con la natura organica della pittura, dove la pioggia attiva i pigmenti a base d’acqua che tingono la tela intorno alle fronde tracciandone l’impronta. Esposti all’aria aperta, i lavori non solo riproducono le foglie, ma anche un momento specifico nel tempo. La palma rappresenta una pianta, ma anche un luogo geografico. La pioggia descrive un’azione e al tempo stesso una durata.

Quel che ci si aspetterebbe essere il meno mobile tra gli elementi, compie anch’esso un viaggio nel lavoro di Emanuel Röhss. Gli ornamenti architettonici e i caratteri distintivi degli edifici nella sua città natale, Stoccolma, vengono estratti e ripresentati nello spazio della galleria come risultato della sua ricerca sui linguaggi specifici di una cultura presenti nei contesti edilizi. I frammenti selezionati vengono dislocati e la loro materia resa omogenea per modificare aspetto e percezione che lo spettatore ha di essi, richiamando una più diretta attenzione alla loro esistenza come forma pura.

I lavori di Tris Vonna-Michell nascono dall’idea di una percezione del materiale storico influenzata dalla condizione del presente. Attraverso iterazioni specifiche di un contesto, l’artista mette in atto strutture narrative usando voce, suoni e fotografia. L’opera Capitol Complex si svolge sulla base di un manoscritto, ambientato nella città indiana di Chandigarh, che serve da copione per il lavoro. Il Viaggiatore protagonista si concede piacevoli passeggiate fino a tarda notte, al fine di rendere più intensa l’esperienza dell’architettura modernista della città. Elementi urbani simbolo di ostruzione, sorveglianza e deragliamento dirigono i suoi passi, fino a portarlo ad un’alterazione della percezione.

Nessuno spostamento fisico, ma tutto accade nei limiti dell’opera, nelle tele lavorate a mano di Ethan Cook. La sua pratica non è una ricerca sul gesto del cucire o una ricerca sui tessuti, ma piuttosto un’indagine rigorosa sulla tela stessa: la sua costruzione, la sua costituzione, le sue qualità intrinseche e le potenzialità estetiche, tutto è visto attraverso il campo di applicazione di una pratica pittorica. Nei lavori in mostra, invece di usare materiali esterni per alterare la costituzione di una data tela, l’artista guarda la superficie stessa come medium, le sue caratteristiche intrinseche come  linguaggio formale, il processo della sua fabbricazione come soggetto, facendo coincidere l’origine con il punto d’arrivo.

T293 - T293-in-residence at Sadie Coles HQ, Londra - 1
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