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Gabrielė Adomaitytė – all disordered passions of the smart contract saccades fall
September 23 - November 17, 2022
T293 Rome
T293 - Gabrielė Adomaitytė – all disordered passions of the smart contract saccades fall - 1
T293 - Gabrielė Adomaitytė – all disordered passions of the smart contract saccades fall - 1
T293 - Gabrielė Adomaitytė – all disordered passions of the smart contract saccades fall - 1
T293 - Gabrielė Adomaitytė – all disordered passions of the smart contract saccades fall - 1
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T293 - Gabrielė Adomaitytė – all disordered passions of the smart contract saccades fall - 1
T293 - Gabrielė Adomaitytė – all disordered passions of the smart contract saccades fall - 1
T293 - Gabrielė Adomaitytė – all disordered passions of the smart contract saccades fall - 1

T293 è lieta di presentare all disordered passions of the smart contract saccades fall, la prima mostra in Italia dell’artista lituana, residente ad Amsterdam, Gabrielė Adomaitytė (b. 1994, Kaunas). Un nuovo corpo di lavori, interamente realizzato nel 2022, compone la mostra accompagnato da un video realizzato in collaborazione con Frédérique Gagnon (b. 1985, Montréal).

I dipinti di Gabrielė Adomaitytė, tutti acrilico su tela di lino, affrontano tematicamente e visivamente le dinamiche che intercorrono tra i corpi e i dispositivi ai quali sono legati nella società contemporanea. In questi lavori il corpo umano, stanco e disorientato tra miriadi di dispositivi-schermi che ne modellano e ne riformulano la soggettività stessa, diventa un modello per diversi stati emotivi legati strettamente all’esperienza dell’utilizzo dei media digitali contemporanei. I corpi e i loro avatar si fondono con gli strumenti medici e con le rielaborazioni degli stessi. Questi macchinari propongono la medesima figura, registrata e modificata, tale da poter essere intesa come transizionale e incorporata nella stessa logica, intrisa di tecnologia, dell’industria medica.

I lavori in mostra sono presentati in gruppi e secondo delle precise combinazioni. Grandi tele come all in one cerebral suite mostrano appieno una vasta gamma di possibilità proprie del linguaggio visivo di Adomaitytė, e mettono a fuoco tutte le componenti tematiche in gioco. In quest’opera è presente una cascata di elementi figurativi: una coppia di figure che sembrano bruciare, mani, cuore, vene. Queste creano una rete con i cavi delle apparecchiature mediche (s)collegate al corpo. Una grande griglia semiopaca simile a un pannello solare è intrecciata nel dipinto, quasi a voler interrompere o impedire qualsiasi narrazione sul funzionamento del corpo, un tema centrale nelle opere di Adomaitytė. Un altro lavoro, numb trances, astrae quella che un tempo era una lampada IKEA in un vortice di spirali, toccando tutti i lati della tela: è una performance della tensione tattile-ottica tra astrazione e concretezza che era già caratteristica dei lavori precedenti di Adomaitytė.

Insieme a questo nuovo corpo di lavori, è presente un’installazione sperimentale la quale presenta i dipinti come oggetti interfacciati con dispositivi, affrontando le qualità corporee che i dipinti stessi suggeriscono all’interno della cornice del cubo bianco. Lavorando in stretta collaborazione con un artigiano, Adomaitytė ha prodotto strutture verticali che fissano le tele su pali di alluminio, verniciati a polvere di bianco, spingendo i dipinti al centro delle stanze. I dispositivi-cornici che mantengono le opere collocate all’interno dello spazio diventano estensioni dei dipinti – in quanto essi stessi estensioni della galleria – tanto quanto i dipinti stessi si integrano a questi dispositivi: a decidere ciò che diventa il corpo dell’opera è lo spettatore. Oltre ai muri, i lavori sono installati anche sui pali e sulle maniglie che fuoriescono dal muro: il riferimento alle sale mediche e d’attesa è accentuato dall’installazione di uno schermo che scende dal soffitto dove si può visualizzare la video-opera collaborativa Time a First Byte (2022) tra Adomaitytė e Gagnon. Il video, composto principalmente di found footages, è concepito in modo da saltare e spezzare la narrativa di rappresentazione; come un loop di feedback con un testo rapido che guida l’occhio, la fedeltà di questa rappresentazione è vissuta come un’irreale realtà.

In riferimento al titolo della mostra, un movimento saccadico dell’occhio si verifica quando salta da un dettaglio all’altro a un ritmo veloce: il design della mostra rafforza questi lapsus dell’occhio, dove un cantiere attende lo spettatore. I dipinti, incernierati nello spazio come agenti attivi e osservanti, creano un loro assemblaggio ritmico che pone nuovamente lo spettatore in una dinamica tra spazio, corpo, dispositivo e schermo: gli occhi devono muoversi per cogliere la struttura saccadica in cui la frammentazione diventa forma.

 

Mitchell Thar