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4 - 30 December, 2021
T293 - Isabella Ducrot – Il Miracoloso - 1
T293 - Isabella Ducrot – Il Miracoloso - 1
T293 - Isabella Ducrot – Il Miracoloso - 1
T293 - Isabella Ducrot – Il Miracoloso - 1
T293 - Isabella Ducrot – Il Miracoloso - 1

T293 e Collezione Agovino sono lieti di presentare ‘Il Miracoloso’, una mostra personale di Isabella Ducrot presso la chiesa di San Giuseppe delle Scalze a Pontecorvo, a Napoli. Per l’inaugurazione, la chiesa ospiterà un concerto del compositore classico e arrangiatore Igor Caiazza. Il compositore, accompagnato da altri due musicisti, eseguirà una serie di brani ispirati a Isabella Ducrot. 

 

“Grazie ad una proposta di Paola Guadagnino e Marco Altavilla lo scorso agosto sono partita per una veloce gita a Napoli, si trattava di visitare la Chiesa San Giuseppe delle Scalze nei pressi del Museo Archeologico. Lo stato attuale dell’edificio è ciò che è rimasto in seguito al terremoto di una cinquantina di anni fa, una splendida testimonianza barocca. Ora questo monumento, persa la sua funzione di luogo sacro, rivive un nuovo destino secolare e offre ospitalità a mostre d’arte, concerti, convegni.

Arrivati a Napoli, alla fine di una erta salita ci siamo trovati improvvisamente fra scarni edifici malcurati di fronte a una spettacolare facciata, tutta volute, nicchie e sculture, e poi un grande portale e poi una monumentale scalinata. Quando finalmente ho raggiunto l’interno della grande navata centrale della Chiesa sono stata invasa da un sentimento di conforto fortissimo: ero tornata a beneficiare delle tipiche Proporzioni Spaziali Napoletane! Impoverita, ma mai desolata, oramai priva di decorazioni, l’antica architettura seicentesca ridotta all’essenziale mi si manifestava consolatoria, sembrava volermi riasserire credenze mal comprese eppure sentite fin dall’infanzia. No! qui si spreca, non si ammaestra nulla, vogliamo essere solenni, che gli androni, le rampe, le arcate siano ampie, le volte siano traversate dalle ventate che arrivano dal mare. Qui nulla sia addomesticato, che manchi il buon senso. Dopotutto sono nata a Montedidio.

 

Poter frequentare quel luogo e intervenire nel suo portamento favoloso mi sembrò un’occasione unica. Già acconsentivo con emozione ad adeguarmi alla sua magniloquenza, a confermarne l’esagerazione, ad osare ed avvicinarmi alla sua contenuta sfrenatezza. Mi domandavo se potevo azzardarmi a ricoprire le mura denudate che avevano ospitato le immense pale d’altare di Mattia Preti e di Luca Giordano.

Quel caldo giorno d’agosto pensai di tutto, che ero tornata a Napoli per riempire gli spazi disadorni sopra gli altari di San Giuseppe alle Scalze. Lontanissimi ricordi della mia educazione religiosa premevano nella mia mente.  Le avevo cancellate eppure ora mi si presentavano nitide ed attuali le “immaginette”, piccole cartoline che illustravano in modi infantili la vita di Gesù conservate fra le pagine del mio Messale.

Durante la recente pandemia mi era accaduto di sospendere un mio abituale atteggiamento sospettoso verso tutto ciò che si potrebbe definire “il miracoloso”; prima di quel fatidico 2020 avevo nutrito una sana diffidenza al riguardo, praticavo il culto del “ragionevole”, una specie di devozione per il “verosimile”. Mi sembrava più serio. Ma durante il ritiro universale, quando lo “state tutti a casa” divenne l’imperativo di tutti i governi del mondo, sviluppai una consapevolezza nuova, quella di condividere un destino comune. Ero parte di un tutto. Il vocabolo “tutto” assumeva miseramente il compito di contenere miliardi di donne uomini bambini, ricchi poveri, malati sani, buoni e cattivi, emigranti e stanziali, neonati e moribondi coinvolti da una stessa minaccia. Quella parola si affaticava a contenere troppi significati, rivelando la propria ‘inassolvenza’ a descrivere una condizione senza precedenti.

Nei giorni del grande ritiro e dello smarrimento globale, mentre la terra diventava sempre più piccola e fragile, mi domandavo se sia il linguaggio della fantascienza a poter fornire mezzi espressivi fedeli alla verità di nostro essere ancora singolari e allo stesso tempo al miracolo di non esserlo più. O forse tutto è stato già detto da un poeta napoletano con i versi di una sua canzone: “Suonno gentile, suspiro mio carnale”.

Per onorare San Giuseppe alle Scalze ho fatto ricorso a tre episodi narrati nel Nuovo Testamento, L’Annunciazione, l’Adorazione dei Re Magi, La Discesa dello Spirito Santo. Il tema che li accomuna è il “possibile miracoloso” che oggi ci riguarda.”

La mostra ha ricevuto il Matronato della Fondazione Donnaregina per le arti contemporanee di Napoli.