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Predatory Behavior – Julie Curtiss, Petrit Halilaj, Lin May Saeed, Virginia Russolo, Lorenzo Scotto di Luzio, Sophie Vallance
22 June - 28 July, 2018

22 giugno – 28 luglio, 2018
Inaugurazione giovedì, 21 giugno ore 18 

Madre Natura, Madre Terra, Grande Madre: la storia delle civiltà del pianeta, sia presenti che passate, è impregnata di miti, leggende e riti che riconoscono alla donna il ruolo fondamentale di procreatrice e quella forte componente vitale che lega la sua figura a tutte le espressioni più naturali in maniera profonda e viscerale. Ciò ha significato il carattere ambivalente di questo archetipo femminile a cui sono state attribuite le qualità più irrazionali e feroci connesse alla natura. Esiste una corposa letteratura su come l’identificazione della donna con la natura e gli esseri non umani sia stata una delle cause della nascita e sviluppo di una società patriarcale nella cui logica dominatrice donne e animali sono esseri irrazionali privi di diritti, da soggiogare e annientare. Da tale comune condizione deriva un senso di solidarietà e il forte legame empatico che molti sperano possa condurre a un nuova modalità di relazionarsi con le altre forme di vita, che superi il dualismo gerarchizzante Cultura/Natura a favore di un’etica simpatetica e una moralità inter-specifica.

Letteratura, poesia e arte sono ricche di storie e personaggi in cui i confini tra il mondo umano e i regni naturali sono sfumati. Nei suoi dipinti Julie Curtiss esplora le varie rappresentazioni dell’identità femminile ritraendo scenari che inizialmente evocano un’immagine domestica e addomesticata della donna. La quiete apparente dell’ambiente familiare viene scossa da una surreale ambiguità, in cui figure senza volto dai tratti fisici grotteschi come eccessiva peluria, pinne, unghie simili ad artigli, alludono a un oscuro archetipo della donna che si fonde con la natura. Il fascino misterioso e sfuggente del felino e in particolare del gatto, animale ricco di valenza simbolica, è elemento chiave nelle intriganti composizioni di Sophie Vallance che giocano sull’ambiguità delle figure ritratte e sul loro indecifrabile rapporto con gli animali che li accompagnano. Sfruttamento e liberazione degli animali e la loro potenziale armoniosa relazione con gli esseri umani sono i temi esplorati da Lin May Saeed, il cui lavoro è fortemente influenzato dal suo impegno nell’attivismo per i diritti animali. Piuttosto che indulgere in immagini violente di strazianti massacri, Saeed adotta un linguaggio apparentemente semplice, quasi ingenuo nella sua innocenza, ricco colti riferimenti iconografici, dalla scultura egizia ai fregi greco-romani, per rappresentare un tempo ideale di pacifica coesistenza. La pratica di Virginia Russolo esplora le figure delle donne, degli uomini e degli animali in relazione all’ambiente, sia naturale che artificiale, e al meno tangibile spazio onirico. Sesso, sacralità, spiritualità, religione, violenza e questioni ambientali vengono esplorate attraverso dipinti simili ad arazzi per attivare la discussione su attuali problematiche della società occidentale. Nel lavoro di Petrit Halilaj la solidarietà appartiene a tutte le creature viventi, unite dall’impatto di una guerra che dolorosamente riaccende il legame con la terra. Una terra che diventa fisicamente parte dell’opera per veicolare il desiderio dei sopraffatti per una nuova società che si reinventa dopo la tragedia. Per Lorenzo Scotto di Luzio ’il comportamento predatorio investe tutti noi ed è esibito ovunque, sul lavoro come nei rapporti quotidiani. Anche se convinti di contrastarlo siamo già profondamente divisi: le donne dagli uomini, i vecchi dai giovani, i residenti dagli stranieri. Funzionalmente controllati e controllori, non siamo più capaci di vedere in ciascuno altro che l’ombra.’