t twoninethree

·
t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria
5 August - 9 September, 2017
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1
T293 - t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria - 1

Claire Fontaine, Fabian Herkenhoener, Martin Soto Climent, Tris Vonna-Michell 

5 Agosto – 9 Settembre, 2017
Opening 5 Agosto, h. 15.00
Luciana Brito Galeria, Av. Nove de Julho, 5162 – Jardim Europa, São Paulo 

Il complesso legame tra appropriazione, autorialità e oggetto ready-made e quello altrettanto delicato tra linguaggio, narrativa personale e storia collettiva sono i temi con cui si confrontano Claire Fontaine, Fabian Herkenhoener, Martin Soto Climent e Tris Vonna-Michell in occasione della mostra ’t twoninethree in-residence at Luciana Brito Galeria’.

Nei lavori di Claire Fontaine la negazione di autorità e originalità avviene attraverso la rielaborazione di elementi pre-esistenti come simboli, oggetti e immagini appartenenti alla cultura visiva contemporanea in funzione anche di un’indagine sulle attuali conseguenze del capitalismo sulla società. Tra i lavori più iconici del collettivo, Via Tribunali 293, 22.03.2010 è la copia delle chiavi della storica sede napoletana di t twoninethree: la decisione di esporre questi ordinari oggetti in galleria e potenzialmente a disposizione di chiunque, traduce l’intenzione di Claire Fontaine di utilizzare l’arte come dispositivo per l’analisi e critica di tematiche socio-politiche come il concetto di proprietà privata. In God They Trust è una moneta di venticinque centesimi trasformata in un cutter attraverso l’inserimento di una lama ricurva all’interno di una fessura centrale e non rilevabile da controlli di sicurezza. In questo modo diviene un’arma che, per quanto semplice e piccola, alimenta il timore di una violenza potenzialmente onnipresente nella società contemporanea. Il testo scritto è un altro elemento cruciale nella ricerca di Claire Fontaine che, coerente nella sua critica, ne presenta uno dal titolo May Our Enemies Not Prosper redatto in occasione di una mostra avvenuta lo scorso anno presso un’altra galleria su temi drammaticamente attuali come la crisi dei riugiati e la violenza.

Autorialità è parola chiave anche nella ricerca di Fabian Herkenhoener che decide di confrontarsi con essa attraverso la tecnica letteraria del ‘cut-up’. Proposto per la prima volta dal poeta Tristan Tzara in occasione di una riunione surrealista negli anni Venti, il ‘cut-up’ consiste nel ritagliare fisicamente parole e frasi da una sequenza compiuta per poi ricombinarle e formare un nuovo testo che, nonostante la casualità con cui è stato generato, presenta un senso logico. Tra le mani di Herkenhoener la tecnica surrealista si trasforma in ‘testo processuale’ il cui esito è un linguaggio casuale che si arricchisce di una dimensione biografica, dal momento che lui stesso è autore di alcuni dei testi, e di una dimensione visiva in cui parole e frasi si dispiegano sulle superfici assumendo forme geometriche e strutture a griglia che esaltano le dinamiche mentali come anche i gesti che li hanno prodotti. In occasione di questa mostra Herkenhoener realizzerà, nei giorni di allestimento, degli interventi a parete utilizzando testi scritti nel corso di un viaggio in California e Messico precedente al suo arrivo a San Paolo.  

Nelle sue operazioni di ascendenza surrealista, l’artista messicano Martin Soto Climent, sfrutta il potenziale trasformativo di oggetti di uso quotidiano e di materiali ritrovati dando vita a forme poetiche in cui tali elementi  assumono un nuovo e più profondo ruolo simbolico. Attraverso strategie artistiche di memoria concettuale come l’appropriazione e la giustapposizione, questi oggetti vengono delicatamente riassemblati per creare collage, installazioni e sculture che, nella loro semplicità, hanno l’aspetto di ready-mades. La sorprendente capacità di Soto Climent di interpretare il site-specific e di conferire morbidezza e sensualità agli oggetti attraverso minimi interventi prende forma attraverso opere a parete dove tessuti dismessi diverranno strumenti pittorici e fungeranno da colore, linee, geometrie sulla superficie delle tele. Nuove modalità di interazione con la realtà per suggerire nuove prospettive possibili.

Nonostante molte delle opere di Tris Vonna-Michell portino con sé evidenti caratteristiche autobiografiche, queste non sono mai utilizzate per l’autenticazione o legittimazione dei suoi lavori ma piuttosto agiscono da appiglio per intercettare le costellazioni socio-politiche e storico-culturali che hanno generato certi immaginari. Consumato narratore, Vonna-Michell costruisce elaborati racconti che includono sia eventi storici che aneddoti personali reinventati attraverso disparate associazioni. I suoi lavori sono sempre legati al luogo espositivo e vengono spesso modificati e arricchiti nel corso degli anni andando a implementare quella che lui definisce una ‘narrativa della forma’. La versione di Registers presentata presso Luciana Brito Galeria consiste in una sequenza animata di fotografie realizzate dall’artista nel corso di un viaggio in Giappone nel 2008. Scattate in spazi transitori come sottopassaggi, corridoi, viadotti, ponti, stazioni e ormeggi, le immagini sono assemblate all’interno di una narrazione anacronistica che costringe l’osservatore a muoversi avanti e indietro nel tempo. L’inconfondibile voce dell’artista accompagna la sequenza di immagini insieme ad una colonna sonora risultato di un montaggio di composizioni musicali dell’artista-musicista Jan Matthè.

t twoninthree in-residence at Luciana Brito Galeria è il risultato della collaborazione con la galleria brasiliana che lo scorso giugno ha portato in mostra presso gli spazi di Via Ripense opere di Héctor Zamora, Pablo Lobato and Rafael Carneiro.