T293

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Strauss Bourque-LaFrance
‘USA Objects’
31 October - 5 December 2015
T293 Rome

 

 Testo di Em Rooney, 2015

USA Objects, il titolo della mostra di Strauss Bourque-LaFrance presso T293, si rifà all’autorevole testo del 1970 sull’artigianato americano, Objects: USA. I lavori in mostra rendono omaggio al design americano alla grafica ed alle astrazioni geometriche. Ogni opera è formata da strutture modulari in legno di tiglio, organizzate in composizioni che ricordano dei volti. Modalità questa tipica della pratica artistica di Strauss le cui astrazioni sono spesso simbolicamente pensate in relazione al corpo.

Gli oggetti dell’artigianato americano devono molto all’eredità dell’artigianato europeo che li ha preceduti. Proprio come i motivi americani richiamano quelli europei di epoca bizantina, così il modernismo americano ha legami diretti con quello europeo. Tuttavia ciò che rende l’estetica americana unica, e diversa da quella dei suoi avi, ha a che fare con la nostra relazione con i concetti di individualismo, proprietà, destino manifesto e fordismo. Il nostro movimento di arti e mestieri è stato preso in prestito da quello britannico di matrice puritana, dai nativi americani e dagli Shakers. La rivoluzione industriale ha permesso la produzione di massa e la nostra relazione con l’artigianato si è fatta tutt’uno con il nostro desiderio di possesso. Pensiamo per esempio ai modellini di aerei, di navi e bande musicali in marcia (qualcosa di USA Objects mi fa pensare in particolare ai flauti ancora chiusi nei loro astucci). In fondo i giovani americani con i loro hobby inculcati dai negozi di arti creative come Tommies’ sono cresciuti per possedere macchine, barche e case per le vacanze. Sono diventati ambiziosi, hanno soddisfatto le proprie ambizioni, e si sono trasformati in ambizione.

In origine, il titolo per questa mostra doveva essere THE GRLS, un titolo con un’immagine che si riferisce, come per i geroglifici, alle forme che compongono ciascun opera, e ai nomi delle artiste donne da cui ogni opera prende il titolo. Tuttavia, tale l’ironia vale solo nel momento in cui i lavori sono visti in un’ottica più ampia, come suggerisce il titolo USA Objects dell’intera serie. Gli oggetti, con i loro nomi fuori moda tipicamente americani: Betty, Joan, Agnes ed Helen evocano la relazione possessiva della nostra cultura nei confronti delle donne e delle cose. (Pensate a ‘Miss Louise’, la piccola barca con cabina che mio zio possedeva fino alla fine degli anni ‘80). I nomi delle GRLS rendono anche omaggio a quelle donne la cui carriera artistica è stata riconosciuta ufficialmente solo alla fine della loro vita (laddove lo iato tra grls e old ladies indica una triste ironia). L’abbreviazione ripensata graficamente della parola ‘girl’ si riferisce ai diminuitivi gurl e boi, sostantivi gentilmente sessualizzati usati nella cultura Queer per superare ottuse e bivalenti barriere linguistiche, come man e woman. Sostanzialmente, i titoli di questa serie sono maturati per incorporare una trama più ampia di referenze come Robert (Morris, Irwin), Peter (Halley), John (Armleder, Chamberlin, Cage). Questa inclusione finale di nomi di uomini ha ulteriormente allargato la trama di referenze fino a includere idee che riguardano oggetti minimalisti e i loro creatori, e gli stereotipi che questi generano. Poiché anche i ragazzi sono oggetti, come le ragazze.

Queste GRLS, e anche i ragazzi, agiscono, in un certo senso, come il nero di una cornice. Essi rivoluzionano il quadro, sono contemporaneamente struttura e quadro. Come alcune sculture di Picasso, rivelano qualcosa di patetico nell’illusione di un’immagine. I loro motivi a mo’ di scarabocchio li relegano nel mondo delle cose artefatte (appena fuori dal dominio della pittura), mentre le loro semplici composizioni rettangolari rievocano Piet Mondrian, e il suo De Stijl. Stijl, parola usata per descrivere “Lo Stile” o il neoplasticismo, ha un significato secondario usato nel campo della carpenteria per descrivere un montante o uno stipite risultante da due giunzioni che si incrociano. L’allusione di Strauss alla falegnameria (le mani di suo padre) e al De Stijl (ovvia nei colori come nella composizione dei lavori) sembra venir fuori più dall’amore che dalla critica. Il suo senso di progettazione e desiderio per una forte, netta semplicità è ambizioso, ma in modo auto-riflessivo, senza il dogma socialista di alcuni dei suoi referenti europei del XX secolo. Un altro modo in cui questi oggetti si manifestano come ‘americani’ è nella loro reverenza verso identità individuali: i titoli evocano campi o colonie – Louise (Crying while chewing gum), e questo doppiarsi del lavoro sembra riconoscere l’importanza del nominare e rinominare le cose in un paese in cui le voci delle minoranze sono cronicamente assoggettate a un patriarcato pieno di buone intenzioni.

Nonostante le critiche e i molteplici significati in questo progetto, vi è una joie de vivre in USA Objects che sono sicuro manterrà una sua vitalità man mano che la serie evolverà all’interno e all’esterno dei domini di astrazione e rappresentazione. Queste strutture in legno di tiglio, ognuna dipinta (o scarabocchiata) individualmente, sono come i dipinti pastiche dalla madre di Strauss, Quest’ultima, lavorando da casa, creava opere che erano come resti di teatri popolari. Nessuna superficie veniva lasciata immune da queste rappresentazioni o trompe l’oeils, si trattasse di un paesaggio, un ritratto, un gioco o articoli per la casa. Strauss mi raccontava che durante la sua infanzia sua madre gli mostrava le foto di Steiglitz di Georgia O’Keefe nuda per insegnargli “che corpi e arte sono fenomeni inseparabili”. Ed è proprio in questo campo di influenze che Joan (Empty Alter, Empty Bed), e John (Father Figure) sono nate.

 

 

T293 - Strauss Bourque-LaFrance – ‘USA Objects’ - 1
T293 - Strauss Bourque-LaFrance – ‘USA Objects’ - 1
T293 - Strauss Bourque-LaFrance – ‘USA Objects’ - 1
T293 - Strauss Bourque-LaFrance – ‘USA Objects’ - 1
T293 - Strauss Bourque-LaFrance – ‘USA Objects’ - 1
T293 - Strauss Bourque-LaFrance – ‘USA Objects’ - 1