T293

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Una collaborazione tra T293 e Alessandro Buganza

 

La mostra è frutto della collaborazione tra la galleria T293 e il curatore indipendente Alessandro Buganza. Dopo essere stata infatti invitata a presentare un progetto in uno spazio pop-up sito in via Gabba 1, Milano, la galleria ha selezionato insieme al curatore di Milano i seguenti artisti: Henry Chapman, Claire Fontaine, Sonia Kacem, Henrik Olai Kaarstein e Dan Rees. La peculiarità di questo progetto risiede nella presentazione di opere nuove e mai esposte prima, come i tre dipinti di Henry Chapman, e il dipinto e la scultura presentata dai Claire Fontaine. A questi saranno inoltre accostati recentissimi lavori di Henrik Olai Kaarstein e Martin Soto Climent, e un’installazione a parete di Sonia Kacem.

Realizzati nel corso di una residenza dell’ artista a Roma, i dipinti di Henry Chapman (nato nel 1987) ritraggono figure stilizzate, che si manifestano solo grazie ai loro contorni realizzati tramite chiazze di colori brillanti, come in Blue and Red (2016) e Old Trees (2016). L’impegno verso il realismo di queste opere si configura come un tentativo di raccontare attraverso la pittura lo scorrere del tempo, così come percepito dall’artista che si pone come filtro di una serie d’azioni quotidiane che però restano solo accennate sulla tela, e mai completamente spiegate, come ad esempio in Working (2016).

Appositamente prodotta per questa mostra, Vogliamo tutto brickbat (2016) del collettivo Claire Fontaine (fondato nel 2005) si aggiunge ad una serie di sculture intitolate ‘Brickbats’ che, partendo dall’inaccessibilità di alcuni dei testi fondamentali del pensiero politico-filosofico, esplora criticamente la possibilità di trasformare invece l’oggetto-libro in un’arma. A questa scultura, si accompagnerà Untitled (Fresh monochrome / red / red / red) (2016), un dipinto realizzato con una pittura sempre fresca, come quelle usate per verniciare le inferriate dei palazzi istituzionali o basi militari: quei luoghi in cui non bisogna solo prevenire ogni possibile attacco, ma bisogna soprattutto identificare ogni eventuale intruso.

L’installazione a parete di Sonia Kacem (nata nel 1985) parte dal ripensamento dell’artista degli aspetti sociali e culturali connessi alle strutture e stoffe di tende da sole. Queste strutture interessano all’artista per il loro suggerire ricordi di un tempo sospeso e improduttivo, come quello speso nella terrazza di un bar d’estate. Le stoffe e le strutture che compongono Sans Titre (2015) permettono all’artista di rielaborare in modo nuovo ciò che è stato da sempre il fulcro della sua ricerca artistica: la trasformazioni di materiali piani in volumi che invadono e riconfigurano lo spazio circostante.

Nate dalla peculiare tendenza della pratica artistica di Henrik Olai Kaarstein di trasformare materiali umili e objects trouvès in opere d’arte, la nuova serie di lavori dell’artista norvegese si compone di borsoni da viaggio o da sport su cui l’artista ha applicato vernice acrilica e pastelli morbidi. Ciò che viene ritratto suggerisce ricordi vaghi di viaggi reali o immaginati compiuti dall’artista, e che l’opera non solo custodisce ma rende sempre disponibili, come dimostrato dal loro giacere aperte sul pavimento della galleria. 

Tutte intitolate Caramel Huysmans (2015), le tre opere a parete di Martin Soto Climent hanno la capacità di provocare allo stesso tempo un’intensa attrazione e un bisogno di prendere le distanze. Realizzati con pelli naturali, gentilmente modellate dall’artista su una struttura di legno, queste opere ispirano riflessioni sulla sensualità e la forza di attrazione, in quanto alludono evidentemente a forme e colori dei genitali femminili. Le onde che l’artista è riuscito a creare attraverso la modellazione della pelle fa assumere una fortissima personalità a queste opere che vogliono farsi toccare, in questo modo attualizzando l’intento dell’artista di stimolare percezioni sensoriali e riflessioni profonde attraverso l’uso di materiali semplici e ordinari.

Un nuovissimo dipinto di Dan Rees, dal titolo Artex Painting (2016), completa questa mostra pensata e realizzata dalla galleria ed Alessandro Buganza. Attraverso l’uso di un materiale molto economico, solitamente utilizzato in Inghilterra per il rivestimento dei soffitti delle case popolari, Rees attualizza il suo operare artistico in senso politico e concettualmente ispirato. L’artista infatti realizza sarcasticamente la migrazione di un tale motivo decorativo dalla case popolari dei sobborghi inglesi alle pareti dei collezionisti d’arte di tutto il mondo, in tal modo impiegando il materiale come simbolo che attraversa e connette diversi contesti sociali.

Alessandro Buganza è nato a Milano nel 1985. Vive e lavora a Milano. Collaboratore presso Flash Art e Flash Art International da Aprile 2010 ad oggi, e presso l’Università Bocconi per il progetto Bocconi Art Gallery dal 2009 ad oggi, ha lavorato attivamente con collezionisti, gallerie nazionali ed internazionali in qualità di art advisor. E’ stato Director Sales della galleria Conduits/Gea Politi, da settembre 2010 a Giugno 2012. Come curatore ha organizzato diverse mostre in gallerie e spazi no profit tra cui: ‘Perché no?’ presso lo Spazio Bigli di Milano nel 2013; ‘Never Off’ presso la Brother’s Art gallery di Lugano nel 2014; ‘Cold As Ice’ presso la galleria Renata Fabbri Arte Contemporanea di Milano nel 2015; ‘Duets’ presso la galleria Luca Tommasini Arte Contemporanea nel 2015.

 

T293 - T293-in-residence at Via Gabba 1, Milano - 1
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