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Sarà che non ho così tanti amici, anzi, a dirla tutta, il mio migliore amico è mio fratello, che è più grande di me, è davvero forte, mi ha insegnato tutto della vita, lui, tipo ad amare i film horror, i ragni, le ragazze che si tolgono i vestiti sui giornali, perché mentre lo fanno sanno come guardarti e poi non ti tradiscono mai, non sono mica come le ragazzine che ci sono a scuola, che se la tirano e quando le guardo poi mi sembra sempre che ridano di me. Il mio analista dice che ho una pulsione di morte freudiana, che ormai è radicata dentro di me, non ci posso fare nulla. Vorrei dirlo a tutti, che secondo me è una cosa particolare, strana, e di solito le cose strane piacciono e anche tanto, solo che non ho amici, vorrei dirlo a mio fratello, solo che ultimamente dorme sempre, il suo analista gli ha detto che è narcolettico. Quindi se io tendo all’autodistruzione, lui tende ad addormentarsi spesso, ovunque gli capiti. Ecco, a pensarci bene, siamo una bella famiglia. Il mio analista mi ha detto che dovrei tenere un diario e scriverci dentro tutto quello che mi pare. Allora eccola, la mia prima pagina, forse l’unica, direi, anche perché scrivere non mi piace poi tanto. Alla fine esisterà un altro diario nel mondo di una sola pagina, e se non esiste facciamo che me lo invento io. Se c’è una cosa che ho capito da solo, senza l’aiuto di mio fratello, è che per vedere le storie dell’orrore non c’è bisogno di cercarle in un film. Stamattina ho visto una donna nuda a scuola, in corridoio, e dopo un po’ mi sono accorto che dietro di me c’era un ragazzino che veniva pestato, ma io ho continuato a guardarla, e a sognare. C’è la faccia perplessa di mia madre, di nostra madre, dopo che nostro padre le ha chiesto “In che senso?”, davanti a tutti, quando lei gli ha detto che aveva un ritardo, stava aspettando me. Per non parlare, poi, del mostro dei vicini, che ha sempre sete e vorrebbe bere le gocce di pioggia che si depositano nei fiori del nostro giardino. Adesso mio fratello sta dormendo, gli lascio questo diario speciale sul comodino, accanto al letto, così potrà leggerlo, un giorno, quando si sveglierà.

 

– Un racconto di Giorgio Biferali