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Also on View: Oscar yi Hou – Crane Seeking Comforts
10 April - 28 May, 2021
T293 Rome
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T293 è lieta di presentare Crane Seeking Comforts, la prima mostra personale di Oscar yi Hou in Italia. In mostra saranno esposti otto dipinti ad olio su carta biancastra. 

La pratica simbolista di Oscar yi Hou (b. 1998) ibrida l’iconografia occidentale e orientale. Nato e cresciuto a Liverpool, Inghilterra, da immigrati cantonesi, il lavoro di yi Hou è fortemente influenzato dalla sua formazione diasporica. Attraverso le sue opere l’artista gioca con l’estraneità della sua origine ‘straniera’ – il mitico Oriente – stabilendo una dichiarazione di ‘alterità’. Il formato verticale di questa serie di opere, che ricorda le pergamene orientali, insieme all’uso tecnico del pennello nero a secco, indica il suo profondo interesse per l’iconografia dell’Asia Orientale. Allo stesso tempo, è ugualmente affascinato dai simboli nordamericani come la stella dello sceriffo, i cappelli da cowboy e i graffiti urbani newyorkesi. Combinando armoniosamente questi due mondi visivi e culturali, yi Hou evoca un seducente dialogo visuale autobiografico tra Oriente e Occidente.

Crane Seeking Comforts conta su una complessa mitologia di iconografia e simbolismo. Il nome cinese di yi Hou (一鸣) si riferisce a un’espressione idiomatica che raffigura un uccello: in quanto tale, gli uccelli che compaiono nella sua pratica sono personificazioni dell’artista stesso. In IMUUR2, aka: Cowboy Crane, l’artista si rappresenta ai margini sotto forma di gru dalla corona rossa, uccelli tradizionalmente di buon auspicio in Estremo Oriente. In altre opere come Twobird, aka: Copulation o Taijitu, aka: Cruising, gli uccelli sono utilizzati metonimicamente per affrontare e incarnare una narrativa queer. In altre opere, come Sphincter, aka: Two-Pines o Moonmad, aka: Cranekiss le poesie scritte dall’artista stesso vengono trasformate in composizioni altamente simboliche, quasi mitologiche. Per queste immagini-poemi, yi Hou fonde la classica forma calligrafica cinese con l’uso della scrittura inglese, intervallata dai simboli sempre presenti nei suoi lavori, come le stelle dello sceriffo e le perline buddiste.

Il trattamento dei segni e del linguaggio nella pratica di Oscar yi Hou trae ispirazione dal testo la “Poetica della Relazione” del poeta e filosofo Édouard Glissant. La nota “teoria dell’opacità” dello scrittore martinicano, che abbraccia l’incomprensibilità e l’impenetrabilità della comunicazione interculturale e di conseguenza confuta la completa conoscibilità come obiettivo desiderabile, è uno dei fils-rouges del pensiero di yi Hou. Esso si può individuare nel modo in cui l’artista si avvicina all’egemonia dell’inglese, trattandolo come se fosse calligrafia cinese. yi Hou nasconde e seppellisce le sue poesie, rendendo così la sua lingua nativa, l’inglese, “imperscrutabile” nello stesso modo in cui il cinese può essere per l’Occidente e persino per lui stesso, per via del suo rapporto estraneo alla lingua. Immergendo il suo testo in modo quasi geroglifico, l’artista gentilmente sollecita  gli spettatori a porre maggiore attenzione e pazienza, poiché assicura che le poesie si riveleranno lentamente, solo soffermandosi un po’ più a lungo di fronte alle intricate intimità del testo.

Nella sua pratica, Oscar yi Hou evoca l’antica tradizione cinese delle “Tre Perfezioni”, classicamente usata per indicare la fusione di un poeta, un pittore e un calligrafo in un’unica opera d’arte. L’artista mescola il linguaggio usandolo sia come soggetto che come oggetto, e propone delle espressive rappresentazioni del suo mondo vissuto come un uomo queer. Crane Seeking Comforts di Oscar yi Hou presenta una visione sfumata della condizione diasporica postmoderna del ventunesimo secolo.