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Isabella Ducrot. Vegetal Devotion

LocationFondazione Sandra e Giancarlo Bonollo
DateJune 8 - September 28
Gigli in fiore e viti cariche di grappoli d’uva decorano il legno antico e scuro del portone d’ingresso della Chiesa delle Dimesse a Thiene, che delimita il confine tra spazio sacro e profano. Nella storia dell’arte sacra piante, fiori e alberi hanno sempre avuto una funzione simbolica, non sono mai stati il soggetto per se stessi. 'Isabella Ducrot. Vegetal Devotion' è la prima mostra personale della programmazione espositiva della Fondazione Sandra e Giancarlo Bonollo che, tra le mura del Complesso delle Dimesse, dà spazio ai soggetti tradizionalmente esclusi dallo sguardo antropocentrico e patriarcale della storia dell’arte occidentale.

Nel suo libro 'La vita femminile' (Quodlibet, 2021) l’artista e scrittrice Isabella Ducrot (1931, Napoli), protagonista della prima mostra della programmazione, riflette sulla necessità di “regredire al tempo dell’infanzia” e di “tenere sempre a mente di appartenere al genere femminile [...] quella fetta di popolazione umana priva di una propria storia”. È proprio l’assenza dalla storia che diventa protagonista delle mostre personali alla Fondazione Bonollo a partire dalla mostra Vegetal Devotion.

«Tornare al torpore infantile significava rivivere l’esperienza incantatoria, l’inettitudine delle proprie minute membra nello spazio del vasto mondo rispetto all’agio degli adulti che lo colmano con i loro corpi più alti e più larghi.» prosegue l’artista «L’evidente scarto di proporzioni giustificava i divieti espressi con frasi misteriose del tipo: “non si interrompe quando parlano i grandi” oppure i piccoli devono obbedire” o “quando sarai grande capirai”. Frasi che avrebbero potuto ragionevolmente tradursi in espressioni più vere quali: “non si interrompono le persone che occupano più spazio di te nel mondo” o “quando occuperai più spazio capirai”».

Le opere di Isabella Ducrot scelte e create per la mostra rappresentano piante e fiori in vaso, creati dalla sovrapposizione di ritagli di carte e tessuti dai colori accesi e da elementi come fili di lana e ricami, che si impossessano dello spazio della chiesa e delle due sale adiacenti. Ogni composizione è irripetibile, perché attinge a un archivio di materiali antichi, raccolti dall’artista negli anni durante i numerosi viaggi in Asia. La Pala e il Trittico, pensate per la mostra a Thiene, omaggiano in particolare la scrittura e l’arte della calligrafia, incorporando frammenti di corrispondenze epistolari cuciti sui tessuti.

“Conoscevo i volti dei miei amici, e contemporaneamente conoscevo la loro scrittura. Già dalla busta sapevo chi è che mi aveva scritto” ha affermato l’artista per spiegare la scelta di includere una lettera scritta a mano nell’opera Pala (2024). L’inclusione della missiva, resa illeggibile dal suo posizionamento estremamente alto, è un tributo all’arte calligrafica di per sé, senza che necessariamente l’unione dei segni vergati a mano sulla carta debba recapitare alcun messaggio.

Nelle sale adiacenti alla Chiesa sono raccolte alcune delle opere più recenti di Ducrot, una serie di singoli vasi con fiori e piante. Nelle opere il recipiente è soggetto centrale, caratterizzato da colori e fatture diverse, in accordo col suo contenuto.

Più che le dure punte di freccia e le lance, è più probabilmente il vaso la prima invenzione tecnologica dell’essere umano, stimolata dagli atti di raccolta e cura, come afferma l’antropologa Elizabeth Fisher, poi ripresa da Ursula K. Le Guin nel suo saggio intitolato 'The Carrier Bag Theory of Fiction' (1986). Storicamente utili per portare l’acqua, raccogliere le bacche e altri frutti, per trasportare oggetti da un luogo all’altro, i vasi della Ducrot sono invece senza funzione e senza scuse: sono belli, ornamentali, poetici.

Oh! Oh! Oh! Oh! Oh! Oh! Oh! Oh! recita un testo che l’artista ha scritto e incorporato nel Trittico realizzato appositamente per la mostra e esposto nell’ultima sala.
L’unione delle lettere “o” e “h” non dà frutto a una parola piena di senso, eppure è una sillaba consueta nel linguaggio orale. Ducrot la attribuisce a una espressione di impotenza, di sconfitta, che racconta la mancanza di fiducia nella parola di fronte a sentimenti così dolorosi da essere indicibili. In quelle sillabe di sgomento, ripetute fino a non avere più significato, sta il senso delle opere incluse in Vegetal Devotion: una forma di preghiera e devozione silenziosa al cospetto del mistero della vita nella sua forma più semplice.

-Marta Papini
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Isabella Ducrot

Pala

2024
fabrics, pigments, paper, and collages on textile
420 × 198 cm (165 ⅜ × 78 inches)
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Isabella Ducrot

Trittico

2024
fabrics, pigments, paper, and collages on textile
Left panel: 140 × 72 cm (55 ⅛ × 28 ⅜ inches); Central panel: 221 × 100 cm (87 × 39 ⅜ inches); Right panel: 140 × 72 cm (55 ⅛ × 28 ⅜ inches)
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Isabella Ducrot

Vaso marrone

2023
fabric, pigments, and collages on paper
146 × 98 cm (57 ½ × 38 ⅝ inches)
Ducrot_06_a
Isabella Ducrot

Coppia di vasi

2023
pigments and collages on Japan paper
131 × 98 cm (51 ⅝ × 38 ⅝ inches)
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Isabella Ducrot

Flowers

2023
pigments and collages on Japan paper
129 × 98 cm (50 ¾ × 38 ⅝ inches)
Ducrot_03_a
Isabella Ducrot

Vaso azzurro

2023
fabric, pigments and collages on Japan paper
130 × 99 cm (51 ⅛ × 39 inches)
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Isabella Ducrot

Vaso verde

2023
pigments and collages on Japan paper
130 × 100 cm (51 ⅛ × 39 ⅜ inches)
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Isabella Ducrot

Small green pot I

2023
fabrics and pigments on Japan paper
34 × 28 cm (13 ⅜ × 11 inches)
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Isabella Ducrot

Small green pot II

2023
fabrics and pigments on Japan paper
34 × 28 cm (13 ⅜ × 11 inches)
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Isabella Ducrot

Small green pot III

2023
fabrics and pigments on Japan paper
34 × 28 cm (13 ⅜ × 11 inches)

Past Exhibitions